sabato 15 Agosto 2020
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    8 luglio: giornata del Mediterraneo

    Parola d’ordine: salvaguardia del nostro mare. Ma quest’anno, con lo slogan “Un mare di pace”, si è deciso di dedicare questa giornata anche alla crisi dei migranti e la sconfitta del tema dei diritti umani

    Mare Nostrum, come lo chiamavano i Romani, è un mare ricco di storia, cultura, bellezza e biodiversità. Ma anche un ecosistema molto fragile esposto a grandi rischi che richiede di essere tutelato. Anche per questo, l’8 luglio di ogni anno, si celebra la giornata mondiale del mar Mediterraneo, un’occasione per aumentare la consapevolezza sul suo stato di salute e sui pericoli che lo minacciano.PUBBLICITÀ

    “Un mare di pace”

    Ma, quest’anno, con lo slogan “Un mare di pace”, si è deciso di dedicare questa giornata anche a tutti (troppi) coloro che in quel mare hanno perso la vita: donne, uomini e bambini che hanno tentato di attraversare il Mediterraneo in fuga dalla guerra o dalla fame e ne sono stati risucchiati. Una giornata per ricordare i ripetuti fallimenti dei tentativi di dare una risposta europea alla crisi dei migranti e la sconfitta del tema dei diritti umani, di cui spesso si perde traccia, oltre che in mare, nel dibattito pubblico e politico. 

    Rimane il significato importante della Giornata internazionale del Mar Mediterraneo comunque legato all’ambiente, dato che lo sfruttamento scellerato delle risorse naturali sono all’origine anche delle povertà, delle guerre e delle migrazioni che ne conseguono, provocando disuguaglianza e discriminazione.

    Qualche dato per capire

    Il Mediterraneo è una delle regioni con il maggior numero di specie viventi in tutto il pianeta. Ma deve fare i conti con tre grandi problemi: l’inquinamento, lo sfruttamento ittico e il cambiamento climatico.

    La sfida contro la plastica

    Secondo un rapporto del WWF, ogni anno 570 mila tonnellate di plastica entrano nella acque del Mediterraneo. In pratica, spiega l’organizzazione, è come se ogni minuto fossero calate in acqua 33.800 bottigliette di plastica. Solo la Francia, tra gli stati maggiormente responsabili dell’inquinamento plastico del Mediterraneo, riesce ad arrivare ad una percentuale di smaltimento superiore al 25%.

    La sfida per i Paesi dell’area è di rendere più efficaci ed efficienti i sistemi di smistamento e riciclo dei rifiuti plastici. Senza azioni specifiche, da qui al 2050 queste cifre non possono che aumentare considerando il fatto che la produzione di rifiuti plastici nel periodo dovrebbe quadruplicare.

    Un altro aspetto fondamentale su cui il WWF richiama l’attenzione sono i cosiddetti “hotspot”, in cui si concentra una maggiore quantità di detriti di plastica. Si tratta dei “punti caldi” che coprono tutte le fasce costiere del Mare Nostrum, dalla costa spagnola a quella turca passando per l’Italia, precisamente nell’area intorno al Delta del Po.

    La pesca

    Secondo la FAO l’area marina che tiene insieme il Mediterraneo e il Mar Nero è quella soggetta a maggiore sfruttamento ittico. Per l’agenzia Onu, la percentuale di pesce pescato a livelli biologicamente insostenibili raggiunge in questa zona il 62,2% la più alta tra tutte le zone in cui sono suddivisi gli oceani del globo. 

    Ai Paesi che pescano nel Mediterraneo viene quindi chiesto uno sforzo supplementare di attenzione su questo aspetto, in particolare a quelli che sono maggiormente responsabili dello sfruttamento dell’ecosistema, come la Turchia e l’Italia. 

    Innalzamento del mare

    Tra le conseguenze del riscaldamento climatico c’è senz’altro l’innalzamento del livello delle acque con le relative conseguenze che questo fenomeno può avere sulle coste, come mostrano i dati del Copernicus Marine Service, il programma di monitoraggio satellitare della terra dell’Unione europea.

    Ovviamente l’aumento del livello delle acque rischia di avere un impatto anche sull’Italia. Secondo l’Enea entro il 2100, se l’innalzamento proseguirà a questi ritmi, oltre 5.600 chilometri quadrati di coste del nostro Paese saranno a rischio. Tra questi, anche 385 km di spiagge.

    Riscaldamento globale anche nelle acque

    Anche l’area mediterranea è interessata dal riscaldamento globale. L’aumento delle temperature è testimoniato anche dalla quantità di calore presente nelle acque, un valore in costante crescita nel periodo 1993-2997 che, come osserva il Copernicus Marine Service, ha subito un’accelerazione a partire dal 2005, mettendo a rischio, la sopravvivenza di alcune specie. E i risultati di moltissimi parecchi studi scientifici “suggeriscono che un’attenzione speciale è necessaria per conservare l’ecosistema marino del Mediterraneo in corrispondenza con il riscaldamento del clima”.

    Una sola parola d’ordine

    Parola d’ordine dunque la salvaguardia del nostro mare: oltre alle autorità governative dei paesi che si affacciano sul bacino mediterraneo, che già nel 1976 firmarono la Convenzione di Barcellona, sono numerosi i progetti e le associazioni che oggi si occupano di vigilare, monitorare e gestire l’impatto dei rifiuti plastici sulla biodiversità. Ma molto ancora va fatto e la Giornata Internazionale del Mar Mediterraneo ha proprio questo obiettivo.

    [Grazie a Giuseppe Alessio per l’immagine del suo dipinto]