On Story Live

Curare gli sguardi per un nuovo respiro di pace.
È con questo intento che trenta giovani che vivono sulle diverse sponde del Mediterraneo si riuniscono nell’evocativa cornice della Via Sallentina, per condividere e riflettere sulle esperienze per costruire un futuro migliore, affinché la convivialità delle differenze diventi creatrice di linguaggi di relazioni positive.

Il percorso, sia fisico che spirituale, incontra diverse tappe.

Seguici nel percorso per comprendere come allenare il proprio sguardo per educarlo alla cura della persona, alla custodia del Creato e al rispetto delle differenze di tutti i popoli affacciati ad un unico Mare Nostrum.

prima tappa

curo lo sguardo dentro di me
Un pianeta migliore è un sogno che inizia a realizzarsi
quando ognuno di noi decide di migliorare se stesso.
Mahatma Gandhi

Il primo sguardo da curare è quello verso me stesso. È soltanto partendo da una vera presa di contatto con se stessi che diventa possibile la comunione e lo scambio di doni vicendevole con il prossimo. Nonostante le resistenze opposte da una società con dinamiche di indifferenza ed egocentrismo, è necessario ripartire da un concetto di identità inedito: riscoprendo se stessi, le proprie radici, le proprie esperienze e la nostra irriducibile unicità, per arrivare alla relazione con l’altro nel raggiungimento di una pienezza dovuta all’ospitare e all’essere al tempo stesso ospitati. 

Quali sono le tue buone pratiche di riscoperta creativa di te stesso? 

    seconda tappa

    curo il mio sguardo educandolo a guardare il bello che incontro e guardarlo con sano stupore.

    Imparare a guardare, è il tirocinio più lungo in tutte le arti.
    Edmond de Goncourt

    Guardare non significa semplicemente vedere. Educarsi a guardare è la chiave per poter accogliere ed entrare in empatia con l’altro. Incontrare il nuovo, con uno sguardo educato a capirlo, mi permette di guardare chi mi è di fianco con attenzione, curiosità. Può suscitare stupore. Confrontarsi con chi ricambia il mio sguardo crea un terreno fertile per l’incontro tra culture, persone e storie. L’incontro con l’altro ed il conflitto con il nuovo incoraggiano anche la mia stessa crescita: come posso dare senso ad un io se non esiste anche un tu? 

    Quali esperienze significanti hanno formato il tuo sguardo, facendoti essere la persona che sei oggi? Nell’ottica di incontro con il prossimo, che è molto diverso da te, da che cosa dipende la diversità delle vostre esperienze?

      terza tappa

      sono pronto a curare lo sguardo di chi mi incontra
      Il nostro compito storico è di saper stare insieme a tavola.
      Non basta mangiare: pace vuol dire mangiare con gli altri.
      Don Tonino Bello

      Il cammino per arrivare a vivere un nuovo respiro di pace inizia con la costruzione di nuove relazioni. La pace non è assenza di guerra, ma è convivenza di tutti i popoli nella convivialità delle differenze. La generazione che si fa testimone del progetto di pace della Carta di Leuca vive senza stupirsi delle diversità nella cultura e nello sguardo dell’altro. Questa è la generazione in cui l’incontro con il diverso diventa capacità di condividere le esperienze comuni e comprensione delle esperienze differenti, con una prospettiva di fratellanza. 

      Che cosa significa per te la pace? Quale valore ha il conflitto e la diversità nella costruzione di un percorso insieme?  

        Tappa 3
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